AI Act e studi legali: impatto dell’intelligenza artificiale nel recupero crediti e nelle procedure esecutive – RFL Express 25-2026

L’introduzione di strumenti di intelligenza artificiale all’interno degli studi legali sta progressivamente incidendo anche sull’attività di recupero crediti e sulle procedure esecutive, settori nei quali la gestione dei dati, l’analisi documentale e la redazione degli atti richiedono un’elevata intensità operativa. L’impiego di tali tecnologie consente oggi di velocizzare attività ripetitive e di supportare il professionista nell’organizzazione delle informazioni, ma tale evoluzione non può essere letta prescindendo dal quadro normativo europeo recentemente introdotto.

In tale contesto si colloca il Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act, primo intervento organico dell’Unione Europea volto a disciplinare in maniera sistematica lo sviluppo, la commercializzazione e l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. L’obiettivo del legislatore europeo non è quello di comprimere l’innovazione tecnologica, bensì di garantire un equilibrio tra progresso digitale e tutela dei diritti fondamentali, attraverso un approccio fondato sulla valutazione del rischio.

Il Regolamento si articola infatti secondo una classificazione dei sistemi di IA in base al livello di rischio, distinguendo tra sistemi vietati, sistemi ad alto rischio e sistemi soggetti a obblighi di trasparenza. Nella prassi degli studi legali, gli strumenti comunemente utilizzati per attività di supporto alla redazione degli atti, alla ricerca giurisprudenziale e all’analisi documentale rientrano, nella maggior parte dei casi, tra i sistemi di uso generale, rispetto ai quali il legislatore concentra l’attenzione principalmente sugli obblighi gravanti sui fornitori e sulle condizioni di utilizzo trasparente del modello.

In una prospettiva operativa, tale impostazione normativa si traduce in un cambio di approccio nella gestione degli strumenti digitali all’interno degli studi legali. Non si tratta più soltanto di valutare l’utilità pratica delle tecnologie, ma di inserirle in un contesto di governance interna, in cui l’utilizzo dell’intelligenza artificiale deve essere coerente con criteri di tracciabilità, verificabilità e responsabilizzazione del processo decisionale.

Ciò non esclude, tuttavia, che l’utilizzatore professionale sia chiamato a rispettare precisi presìdi di controllo umano. Uno dei principi cardine dell’AI Act è infatti quello del mantenimento di un effettivo human oversight, che si traduce nella necessità che ogni output generato dal sistema venga sottoposto a verifica critica da parte del professionista. Nell’ambito delle esecuzioni forzate, tale principio assume una particolare rilevanza, poiché la predisposizione degli atti, la valutazione delle strategie esecutive e l’interpretazione delle risultanze documentali richiedono un’attività intellettuale che non può essere delegata a sistemi automatizzati.

Nel contesto delle esecuzioni immobiliari, mobiliari e presso terzi, questo principio assume un rilievo ancora più marcato, in quanto l’attività dell’avvocato non si esaurisce nella mera redazione degli atti, ma implica una valutazione complessiva della posizione patrimoniale del debitore, della sostenibilità dell’azione esecutiva e delle possibili criticità processuali. L’intelligenza artificiale può contribuire a semplificare la gestione delle informazioni, ma non può sostituire il momento interpretativo e strategico che caratterizza la funzione difensiva.

In questo quadro assume rilievo il tema dell’affidabilità giuridica dell’output prodotto dai sistemi di intelligenza artificiale. Tali strumenti, infatti, operano attraverso modelli statistici e linguistici che elaborano contenuti sulla base di dati e correlazioni probabilistiche, senza una effettiva comprensione del significato giuridico delle informazioni generate. Ne deriva la necessità, per il professionista, di verificare in modo puntuale la correttezza dei riferimenti normativi, la coerenza delle fonti richiamate e l’adeguatezza dell’inquadramento giuridico rispetto al caso concreto, soprattutto in un ambito tecnico e sensibile come quello dell’esecuzione forzata.

Tale esigenza di verifica assume particolare importanza anche in relazione alla crescente standardizzazione degli atti di recupero crediti, dove l’automazione dei modelli redazionali rischia di indurre una eccessiva uniformità degli elaborati, con possibile perdita di attenzione rispetto alle peculiarità del singolo procedimento. In questo senso, l’intelligenza artificiale deve essere intesa come uno strumento di supporto e non come un fattore di automatizzazione della decisione giuridica.

Un ulteriore profilo di attenzione riguarda la protezione dei dati personali e la riservatezza delle informazioni contenute nei fascicoli di recupero crediti ed esecuzione. La frequente presenza di dati patrimoniali, bancari e contrattuali impone una valutazione preventiva delle modalità di trattamento dei dati da parte dei sistemi di IA utilizzati, anche in coordinamento con la disciplina del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR). L’inserimento di tali informazioni in piattaforme esterne richiede pertanto un approccio particolarmente prudente e conforme ai principi di minimizzazione e sicurezza del trattamento.

In definitiva, l’AI Act non introduce un divieto all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’attività forense, ma riafferma un principio di sistema di particolare rilevanza: l’innovazione tecnologica è ammissibile e incentivata nella misura in cui rimanga funzionalmente subordinata al controllo umano e alla responsabilità professionale dell’avvocato. Nel settore del recupero crediti e delle procedure esecutive, ciò si traduce nella possibilità di impiegare strumenti di IA come supporto operativo, senza che essi possano in alcun modo sostituire il giudizio giuridico, la valutazione strategica e la responsabilità dell’attività difensiva, che restano integralmente in capo al professionista.

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